Prossima stazione: ritratti in metropolitana, Torino

 

Prossima fermata: ritratti in metropolitana, Torino

Prossima fermata: ritratti in metropolitana, Torino

 

Il progetto Prossima stazione è visibile su www.fabiosirna.com

 

“Fissate.
È il modo per educare l’occhio, e non solo.
Fissate, curiosate, ascoltate, origliate.
Morite cercando di sapere qualcosa.
Non starete qui a lungo.”

Walker Evans | da una nota allegata al libro “Many are called”

Ogni giorno, percorro lo stesso tragitto casa-lavoro utilizzando la linea uno della metropolitana torinese.
Il costo del viaggio è di solo un euro.
Ogni viaggio è una scoperta. Regala una serie di eventi, di coincidenze, di fatti. Di visioni.

Immagini che al mattino si registrano sbadigliando, con in bocca ancora il gusto del caffè, pensando ad una nuova lunga e noiosa giornata di lavoro. Il viaggio è lento, il ritmo un po’ ingolfato. Alcuni sguardi sono persi nel vuoto, tra le cuffie di un ipod o fissi su una copia fresca di stampa di un free press.
Dall’altra parte arriva un treno. Incrocia quello dove sono seduto. Come il mio, è carico di storie da vedere, narrare e condividere. Una voce registrata scandisce l’intervallo tra una stazione e l’altra: «Prossima stazione diciotto Dicembre. Next station diciotto Dicembre».
Clic.

La sera è più frenetica. Le facce sono più stanche. Il viaggio del ritorno è reso più veloce dalla voglia di arrivare a casa. Le persone guardano in basso o fuori dal finestrino.
Qualcuno risponde al telefono per avvisare del proprio arrivo.

Ogni tanto i treni della metropolitana si incontrano. È una coincidenza dettata dal ritmo preciso di chi ha realizzato la linea uno. Ma a me piace pensare che è solo una casualità di come vanno le cose durante la giornata.
Aldilà del vetro un altro vagone illuminato dalla luce dei neon. Qualcuno scende.
Alcune persone salgono in modo disordinato.
Si siedono di fronte a me. Li osservo. Non mi vedono.
Clic.

La finestra del vagone è una posizione privilegiata: si può mantenere una certa distanza e curiosare in modo del tutto anonimo cosa succede dall’altra parte. E’ facile essere scoperti, ma nella maggioranza dei casi sono davvero in pochi a ricambiare lo sguardo.

Le fotografie di questo progetto sono scattate con una Contax a pellicola, resa completamente anonima per evitare che i soggetti si accorgano di essere ripresi.
E’ una ricerca sulla spontaneità delle persone e delle loro azioni.
Tra me ed il soggetto è mantenuta una distanza costante: un paio di vetri oltre lo spazio che separa i due treni. E’ una distanza che per definizione è incolmabile. Nonostante questo vuoto, il mio è uno sguardo privilegiato, perché mi permette di osservare la scena senza essere visto, avendo la possibilità di ritrarre le persone in modo naturale e genuino.

Questa ricerca non è ancora conclusa.
Resto in attesa del momento giusto per fermare nuovi attimi.

~ di Fabio Sirna su Gennaio 24, 2009.

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